Mi chiamo Giacomo Lanzi, sono nato a Bologna trenta-e-qualcosa anni fa. Dopo il liceo mi è capitato di abitare in 3 differenti città e in un paesino di montagna. Ora abito a Berlino, dove mi sono trasferito quasi 3 anni fa. Ho un lavoro qualunque, di quelli che ti appiattiscono un po', ma che non sono difficili e nemmeno così male. Semplicemente non è uno di quei lavori dai nomi inglesi che fanno tanto figo. Ma la mia vita mi piace, mi piace la mia storia e mi piace ciò che faccio. 

Abito a Berlino. Ho un lavoro qualunque. Mi piace la mia storia e mi piace ciò che faccio.

Dopo il liceo è iniziata la mia avventura per il mondo. Mi sono trasferito a Cesena, ho studiato Scienze del comportamento e delle relazioni sociali (per le persone semplici: Psicologia). Ahimè, la carriera da psicologo non mi piaceva nemmeno un po'. Ma l'ho scoperto tardi, dopo aver studiato le cose che più mi piacevano e che ancora mi sono di grande aiuto. Probabilmente, se avessi scelto sociologia, adesso sarei un sociologo. Fortuna che non l'ho scelta! 

Dopo psicologia sono andato a vivere in un paesino di 1000 anime circa, qualche centinaio delle quali ospiti delle case di cura e strutture simili presenti. Un posto tranquillo. Forse troppo. Dopo poco sono tornato a Bologna, dove ho ricominciato a fotografare. In realtà la fotografia mi ha sempre accompagnato da quando avevo 15 anni. Mio padre mi insegnò a fotografare e io feci qualche lavoro per una testata settimanale. Per lo più eventi di cronaca. Nulla di eccezionale, ma era divertente. Tornato a Bologna, dicevo, ho ricominciato a fotografare per eventi e per passione, e mi sono iscritto a Lettere Moderne. Volevo diventare professore. Se vi viene da ridere, fatelo pure! Però insegnare mi piace e pensavo che farlo potesse essere stimolante. 

Ho studiato psicologia e lettere moderne. Volevo diventare professore e continuavo a fotografare.

In questo periodo comincia la mia ricerca indipendente (cioè auto finanziata) nel campo delle reti sociali. Il tutto partì dall'uso delle immagini sui social network (Facebook era arrivato da un paio di anni in Italia) e si è poi sviluppato sulla rappresentazione di sé nelle reti sociali virtuali e di come questa raffigurazione virtuale influenzi la propria immagine sociale reale. Ricerca che ho proseguito, e che tutt'ora proseguo, sempre auto finanziata e quindi quando riesco (purtroppo). La ricerca ha avuto i suoi frutti, comunque: conferenze e lezioni si sono tenute con soddisfacente successo riguardo ai temi della ricerca. Troverete parte di quei contenuti nell'apposita sezione di questo sito.

Il percorso per diventare professore è però arduo e lungo e a volte qualcuno si perde aprendo il proprio studio fotografico. Ed è proprio quello che ho fatto io. Ho aperto la mia piccola attività. Foto di eventi, cosplay e fashion business. Periodo decisamente interessante di cui conservo dei bei ricordi. Ma in Italia la libera professione è dura e poco appagante. Dopo essermi stancato di inseguire i clienti, svendere il mio lavoro e accettare di fare cose di dubbia etica, ho deciso che era ora di cambiare aria.

Ho iniziato una ricerca indipendente, ho aperto la mia piccola attività e ho iniziato a fotografare per lavoro, a tenere lezioni e corsi. Ma in Italia la libera professione è poco appagante.

Dunque, siamo arrivati a 2 anni e mezzo fa. La mia situazione era questa:

  • Avevo studiato psicologia (80% del piano di studi della triennale). Avanzavano solo gli esami di neuro-scienze. Non mi sono mai andate giù le neuro-scienze.
  • Avevo studiato lettere moderne.
  • Avevo tenuto con discreto successo lezioni frontali, conferenze e corsi di fotografia.
  • Avevo aperto e diretto la mia attività, gestito un team che comprendeva un grafico e un'assistente alla sala di posa.
  • Avevo fotografato modelle per i loro book e durante le loro sfilate. 
  • Avevo portato il mio stand fotografico in giro per l'Italia seguendo un'associazione e i suoi eventi Cosplay.

Avevo, insomma, fatto un sacco di cose e portato i miei servizi dove venivano richiesti. La verità, però, è che il lavoro creativo è estremamente sottopagato in Italia. Molto spesso ci si ritrova a fare cose gratuitamente, per fare "gavetta" e si spera che le cose possano cambiare col tempo, ma non cambiano. Siamo noi che dobbiamo cambiare, perché, per fortuna, abbiamo un mondo estremamente vario in cui scegliere dove stare e dove portare i nostri sogni e progetti. 

Era amareggiato dalla mia situazione e nauseato mentre facevo il mio lavoro, perché non era più di nessuna soddisfazione. L'ambiente in cui ero voleva che io rimanessi esattamente come ero e invece IO volevo cambiare. E ho cambiato. Sono andato a vivere a Berlino.

Qui mi sono lasciato tutto alle spalle, ho deciso che avrei cercato un lavoro semplice, per proseguire nel tempo libero le mie passioni, che se anche non mi avrebbero portato soldi, avrebbero però portato soddisfazione.

Ci è voluto un po', ma alla fine così è stato. Per un anno non sono riuscito a guardare attraverso il mirino di una macchina fotografica. Mi veniva la nausea. Ho ricominciato con la pellicola e uso il digitale solo per alcuni progetti che realizzo in casa. La fotografia è tornata a essere una passione, senza clienti, senza scadenze e senza alcuna fretta.

Ora ho deciso di aprire questo blog, perché in fondo fare le cose solo per me mi sembra un peccato e siccome quelle cose che un tempo avevano un piccolo pubblico io continuo a farle, ho pensato di dar loro un posto in cui potersi far guardare.

Alla fine non è importante cosa si fa, ma che sia stimolante e che lasci libertà di espressione.